martedì 29 luglio 2014

Benessere psicologico, peggiora la salute degli italiani

La salute mentale degli italiani è peggiorata. Secondo uno studio dell’Istat, nel periodo 2005-2013 il livello di benessere psichico è diminuito in media di 1,6 punti, in particolare tra i giovani fino ai 34 anni (-2,7 punti), soprattutto maschi, e tra gli adulti di 45-54 anni (-2,6).

Un calo ancora più rilevante si registra nell’indice di salute mentale delle persone straniere residenti in Italia (-4,7), in particolare tra le donne straniere (-5,4).

Tra i problemi più diffusi ci sono le sindromi depressive. In Italia si stima siano circa 2,6 milioni le persone affette da depressione (4,4%), con prevalenze doppie tra le donne rispetto agli uomini in tutte le fasce di età.

Tra gli anziani soffre di depressione almeno una persona su 10 e tra le donne ultraottantenni la quota supera il 15%.

Tra i fattori che incidono più pesantemente sulla salute mentale c’è la consapevolezza di avere una grave malattia. Subito dopo influiscono in misura maggiore i problemi economici, le difficoltà con i figli o altri familiari, la perdita del lavoro, la rottura del rapporto di coppia e la morte di un familiare.

Nel confronto con il 2005, tenuto conto della crisi economica, è quasi raddoppiata la quota di chi riporta tra i problemi dolorosi da affrontare quello della perdita del lavoro, che passa da 4,3% a 7,4% e
raggiunge una percentuale dell’11,7% tra chi ha risorse scarse o insufficienti.

Fonte: Istat

mercoledì 26 marzo 2014

Origine genetica della depressione: un nuovo studio

La depressione potrebbe avere origini genetiche e sarebbe legata ad alcune varianti di geni connessi con la galanina, una sostanza chimica cerebrale.

Le persone con queste mutazioni hanno una maggiore probabilità di ammalarsi di depressione rispetto a chi ha galanina di tipo normale.

La tesi è sostenuta da uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

La galanina è un peptide che si trova nel sistema nervoso e si crede sia coinvolta nella regolazione del dolore, della veglia e del sonno, del nutrimento, della pressione sanguigna e dell'umore. Secondo alcuni avrebbe anche un ruolo nello stress e nell'ansia.

I ricercatori sostengono che la galanina può incidere sullo sviluppo della depressione, rendendo le persone più vulnerabili allo stress psicologico.

Secondo lo studio, inoltre, il sistema di geni legato alla galanina influisce sulla depressione maggiormente rispetto a quello delle varianti genetiche legate alla serotonina.

Fonte: Agi

giovedì 5 dicembre 2013

Donne più ansione degli uomini, colpa della serotonina

L'opinione diffusa secondo cui le donne sono per natura più ansiose degli uomini ha trovato conferma scientifica in una ricerca condotta dall’Istituto di scienze neurologiche del Cnr di Catanzaro in collaborazione con l’Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma.

Secondo gli studiosi esiste nelle donne una predisposizione genetica a essere ansiose. Il motivo? Una diversa regolazione della serotonina per via dell’alterazione dei livelli di estrogeni dovuta al ciclo mestruale.

In sostanza le donne hanno livelli maggiori di serotonina, cioè il neurotrasmettitore che influisce sui comportamenti emotivi. Questa "peculiarità" può provocare un'ansia eccessiva, che non si limita alla funzione "sana" di allertare l'organismo di fronte a un pericolo, ma rischia di sfociare in manifestazioni patologiche e di scatenare attacchi di panico e fobie.

Secondo gli esperti che hanno realizzato lo studio, la predisposizione femminile all’ansia è legata in particolare a una variante del gene 5-Httlpr che è implicato nella regolazione della serotonina e causa al soggetto portatore un aumento della quantità di questo ormone. Il gene, in pratica, produce più serotonina e questo eccesso produce stati emotivi ansiosi e difficoltà nel gestire le relazioni sociali.

Questa variazione genetica riguarda circa il 20% della popolazione, ma la ricerca ha evidenziato che nelle donne, più che negli uomini, sviluppa comportamenti ansiosi.

È emerso che questa predisposizione femminile si manifesta, a livello neurobiologico, con un’alterata anatomia dell’amigdala, la parte del cervello che gestisce le emozioni e in particolar modo la paura. Il ruolo dell’amigdala, infatti, è già ben noto in ambito clinico: come hanno sottolineato gli autori della ricerca, pazienti affette da disturbi psichiatrici con base ansiosa, come la bulimia nervosa o fobie sociali, sono caratterizzate da alterazioni a livello anatomico e funzionale proprio dell'amigdala.

giovedì 31 ottobre 2013

Il tecnostress spegne il desiderio sessuale

La tecnologia stressa e fa calare il desiderio sessuale degli uomini. Lo dice uno studio di Netdipendenza Onlus, organizzazione impegnata a prevenire le sindromi di tecnostress sui luoghi di lavoro e le dipendenze tecnologiche (videodipendenza, internet addiction disorder, social network mania, information overload, multitasking, cybersex addiction, email addiction).

La ricerca tiene conto di centinaia di interviste a manager e professionisti che usano massicciamente internet e i moderni dispositivi tecnologici. Ne emerge che passare le giornate immersi tra computer, smartphone, tablet, Facebook e Twitter può far diminuire il livello di testosterone e quindi il desiderio sessuale, con inevitabili conseguenze sul rapporto di coppia.

Non solo. I tecnostressati  italiani -  circa due milioni, secondo l'indagine - sono maggiormente a rischio di ansia, insonnia e irritabilità e soffrono di una cronica mancanza di tempo da dedicare a se stessi e al proprio partner.

Il paradosso, insomma, è che essere sempre iperconnessi alla rete e alle nuove tecnologie digitali può danneggiare la "connessione" affettiva con i familiari e con le persone a noi più care.

lunedì 16 settembre 2013

Disturbo da accumulo, ne soffre il 5% degli italiani

ROMA - Sepolti nelle loro case, sommersi da una enorme quantità di oggetti e cianfrusaglie che proprio non riescono a buttare: dai giornali ai barattoli, fino alla spazzatura.

In Italia da 3 a 6 persone su 100 soffrono di "Hoarding Disorder" (disturbo da accumulo, da accaparramento) un problema che coinvolge la sfera psichica e porta ad accumulare prodotti di ogni genere, nuovi o vecchi che siano.

È un comportamento che spesso viene associato al disturbo ossessivo-compulsivo, ma molti esperti lo considerano un disturbo a sé, con caratteristiche ben precise. Studi di neuroimaging hanno dimostrato che chi ne soffre presenta una variazione della conformazione del cervello.

Il problema ha una forte matrice genetica ma la comparsa di questa sindrome è legata alle esperienze di vita a cui si viene esposti.

Il “disturbo da accumulo” è invalidante non solo per chi ne è affetto, ma anche per i familiari, che in casa vengono privati dello spazio vitale e della libertà di movimento, fin quasi a non poter più svolgere le normali attività quotidiane.

Pesanti anche le ripercussioni dal punto di vista igienico, poiché l’ammasso incontrollato di oggetti facilita l’accumulo di sporcizia e impedisce di pulire adeguatamente gli ambienti. Anche per questo, l’hoarding disorder può essere causa di conflitti con le persone care e determinare il loro allontanamento.

Le cure del disturbo da accumulo possono essere efficaci quanto più il paziente è consapevole del proprio problema e accetta il percorso terapeutico.

Fonte: AdnKronos Salute

venerdì 22 febbraio 2013

Il bullismo subìto da bambini fa danni anche nell'età adulta

I bambini vittime di bullismo vivono un trauma che non scompare crescendo ma che li avvia, invece, a un futuro di adulti a maggior rischio di disturbi d'ansia, depressione e attacchi di panico

Lo sostiene uno studio della Duke University (Stati Uniti) che ha preso in esame più di 1.400 giovanissimi da quando avevano tra i 9 e i 13 anni. 

I risultati, basati su oltre 20 anni di dati raccolti, sono tra i più completi oggi disponibili sulle conseguenze a lungo termine del bullismo. Secondo gli autori della ricerca le ferite del bullismo non sono temporanee ma lasciano segni indelebili che il bambino si porta dietro nella propria psiche anche quando diviene adulto. 

Gli esperti hanno seguito il campione monitorandone lo stato di salute ogni anno fino al raggiungimento dell'età adulta e hanno constatato che le vittime di bullismo sono a maggior rischio di soffrire di diversi disturbi psichiatrici da adulti, tra cui depressione, ansia generalizzata, attacchi di panico e agorafobia. 

Alcuni hanno anche pensieri suicidi. Anche i bulli possono risentire a lungo termine del loro comportamento prepotente e sviluppare da adulti un disturbo antisociale o a loro volta diventare depressi. Ne consegue che lavorando sul fenomeno del bullismo si potrebbero prevenire una serie di problemi individuali e sociali. 

Fonte: Ansa

martedì 20 novembre 2012

La fobia sociale dei genitori può contagiare i figli

L’ansia sociale può essere contagiosa. I genitori con disturbo d’ansia sociale (o fobia sociale) - cioè la paura di trovarsi in situazioni sociali o di svolgere prestazioni in cui si è esposti al giudizio degli altri - possono moltiplicare il rischio che i figli diventino, a loro volta, ansiosi.

È quanto emerge da uno studio sul rapporto genitori-figli condotto dal Johns Hopkins Children’s Center (Usa) e pubblicato su Child Psychiatry and Human Development.

I ricercatori hanno analizzato le interazioni tra 66 genitori con ansia patologica e i loro bambini, tutti tra i 7 e i 12 anni. Tra i genitori, 21 avevano ricevuto una diagnosi di ansia sociale e a 45 era stato diagnosticato un altro disturbo d’ansia.

Utilizzando una scala da 1 a 5, i ricercatori hanno valutato il calore e l’affetto dei genitori verso il bambino e le critiche a lui rivolte, i dubbi sulle sue prestazioni e sulla sua capacità di completare un'attività, la concessione di autonomia e le forme di iper-controllo.

Ebbene, gli adulti con diagnosi di ansia sociale hanno mostrato meno calore e affetto verso i propri figli, li hanno criticati di più, esprimendo più dubbi sulla loro capacità di eseguire il compito che dovevano svolgere. Tutti elementi che, secondo i ricercatori, rischiano di ‘accendere’ l’ansia anche nel bambino.

Fonte: AdnKronos

venerdì 3 agosto 2012

L’ansia è più occidentale, la depressione più orientale

L’ansia è diffusa soprattutto nei paesi occidentali, la depressione in quelli orientali. Lo sostiene uno studio pubblicato su Psychological Medicine.

I ricercatori, che hanno preso in esame circa 90 paesi, sostengono che il 4,7% della popolazione mondiale è depresso, mentre il 7,3% è ansioso.

Ansia e depressione, pur essendo patologie diffuse in tutto il mondo, sono comunque distribuite in modi diversi.

In particolare, secondo gli studiosi, ha una diagnosi di ansia il 10% degli abitanti di Nord America, Europa occidentale e Oceania, l'8% nei paesi del Medio Oriente e il 6% in Asia.

Per quanto riguarda la depressione la “classifica” si inverte: Nord America e Oceania hanno un tasso del 4%, che sale al 9% in Medio Oriente e in alcuni paesi asiatici come l'India. In generale, spiegano gli esperti, la depressione è più alta nei paesi dove sono in corso conflitti.

Fonte: Agi

venerdì 2 marzo 2012

Nomofobia, la paura di “staccarsi” dal cellulare

Provate un’ansia eccessiva se vi accorgete di non avere con voi il cellulare? Oppure temete di perderlo e controllate continuamente di averlo in tasca? O ancora avvertite una sensazione di panico se vi trovate in una zona dove non c’è copertura di rete o se la batteria è scarica e non potete ricaricarla subito?

Per questo tipo di paura, figlio dell’era tecnologica, è stato coniato il termine “nomofobia” (da “no mobile”). In una persona nomofoba il timore eccessivo di rimanere sconnessi dalla rete di telefonia mobile può causare sintomi quali respiro corto, panico, accelerazione del battito cardiaco, tremore, nausea.

Il termine “nomofobia” deriva da uno studio britannico secondo il quale il 58% degli uomini e il 48% delle donne soffre di questa fobia. Più della metà delle persone interpellate hanno dichiarato di provare ansia quando perdono il contatto telefonico con amici e familiari. Solo una su dieci ha detto di avere bisogno di essere sempre “connessa” per motivi di lavoro. Almeno il 50% dei nomofobi non spegne mai il telefonino, neanche di notte.

Fonte: Wikipedia

giovedì 1 dicembre 2011

Stress da lavoro: ne soffrono 9 milioni di italiani

ROMA - Lo stress da lavoro colpisce nove milioni di italiani ed è diffuso soprattutto tra le donne. Di queste, nove su dieci soffrono di disagi psichici e disturbi dell’umore, in particolare ansia (45%), sindrome premestruale (43%), eccessiva irritabilità e tendenza al pianto (41%), insonnia (39%), sindromi depressive (20%).

Le donne subiscono, in particolare, le forti pressioni lavorative, le barriere culturali che talvolta complicano i rapporti all'interno dell'ufficio o dell'azienda e rendono la carriera più difficoltosa rispetto a quella degli uomini, le retribuzioni non allineate a quelle dei colleghi maschi. A tutto ciò si aggiungono le incombenze della vita privata e le responsabilità legate alla famiglia, nonché la sensazione di insicurezza per il futuro, dovuta alla crisi economica. A tracciare questo quadro è l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna, in collaborazione con l'ospedale Fatebenefratelli di Milano.

Dall'indagine emerge che le donne più esposte agli stati d'ansia sono quelle che lavorano a contatto con il pubblico e quelle più giovani, a causa delle alterazioni ormonali nelle diverse fasi riproduttive (gravidanza, puerperio).

Ma il fenomeno non è solo italiano: lo stress correlato al lavoro riguarda gran parte della popolazione europea. Secondo recenti stime pubblicate sulla rivista European Neuropsychopharmacology la diffusione dei disturbi psichici è aumentata dal 27% al 38% nel periodo 2005-2010, tra disturbi d’ansia (69 milioni), depressione (30 milioni), insonnia (29 milioni) e disturbi connessi al consumo di alcool (14,6 milioni).

Fonte: Sole 24 Ore

giovedì 4 agosto 2011

Depressione, praticare sport da bambini aiuta a prevenirla

Fare sport quando si è bambini aiuta a prevenire la depressione nell’età adulta. Lo affermano alcuni specialisti australiani, che hanno pubblicato i risultati del loro studio sul Journal of Science and Medicine in Sport.

La ricerca ha preso in esame un campione di oltre 2.000 adulti per valutare gli effetti dell’attività fisica svolta prima dei 15 anni di età, da quella più leggera come il bowling, fino alle discipline più faticose come calcio, rugby e sci.

Secondo lo studio, le persone che nell’infanzia hanno praticato una scarsa attività fisica presentano una probabilità superiore del 35% di soffrire di depressione nell’età adulta rispetto a chi ha fatto più sport da piccolo.

Gli esperti australiani affermano che l’attività fisica e l’ambiente in cui si cresce rivestono un ruolo rilevante ai fini della salute, poiché è proprio nell’infanzia che si sviluppano i sistemi di risposta allo stress.

Di conseguenza, gli studiosi consigliano ai genitori di far fare ai bimbi almeno un’ora di sport al giorno, dato che l’esercizio fisico promuove la crescita di nuove cellule e di proteine nelle aree del cervello che svolgono un ruolo importante nelle malattie depressive.

Fonte: Sette – Corriere della Sera

lunedì 18 luglio 2011

Sintomi della depressione per il 6% degli italiani

ROMA - Il 6% degli italiani ammette di avere sintomi di umore depresso e di perdita di interesse o piacere per tutte o per gran parte delle attività. È quanto emerge dalle interviste telefoniche effettuate da 138 Asl sparse sul territorio nazionale per conto del Centro nazionale di epidemiologia e promozione della salute, una struttura tecnico-scientifica dell'Istituto superiore di sanità, che ha messo sotto osservazione gli adulti dai 18 ai 69 anni.

Secondo l’indagine, le persone che presentano sintomi depressivi sono in maggioranza donne, ma anche uomini con un basso livello di istruzione, che vivono condizioni sociali e di salute vulnerabili. Si tratta, ad esempio, di individui colpiti da malattie come ictus, infarto e altre patologie cardiovascolari, diabete, malattie respiratorie e del fegato, tumori. Inoltre, sono persone che spesso non lavorano o che lavorano saltuariamente.

I dati raccolti indicano che circa il 60% delle persone con questi sintomi si rivolge a professionisti o familiari per ricevere aiuto: il 34% a un medico, il 19% ai propri cari e il 7% sia a un medico sia alla famiglia. Gli uomini riferiscono più raramente di aver chiesto aiuto (53% contro il 62% delle donne).

Fonte: Ansa

mercoledì 27 aprile 2011

Salute mentale, passeggiare nel verde migliora l’equilibrio psichico

ROMA - Le passeggiate nel verde possono migliorare anche la salute mentale e diminuire il rischio di sentirsi ansiosi e depressi. A sostenerlo su basi scientifiche è uno studio realizzato dai ricercatori dell'University of Illinois, che hanno incrociato i dati di diversi studi realizzati negli ultimi anni per capire se, effettivamente, la vita all'aria aperta e a contatto con la natura procuri davvero benefici a corpo e mente.

È emerso che l'accesso agli ambienti naturali (ville, parchi, campagne, boschi) migliora le funzioni cognitive e aiuta a controllare gli impulsi, contribuendo a raggiungere un migliore equilibrio psichico.

Al contrario, la mancata frequentazione di spazi verdi è legata a deficit di attenzione, iperattività e a più alti tassi di ansia e depressione.

Gli ambienti circondati da alberi ed erba favoriscono inoltre il recupero fisico e psicologico post-operatorio, aiutano a mantenere elevati livelli di attività sportiva e migliorano il funzionamento del sistema immunitario.

Di contro, gli ambienti meno ''verdi'' sono associati a maggiori tassi di obesità infantile, a percentuali più alte di malattie cardiovascolari e a più alta incidenza di mortalità.


Fonte: Asca

lunedì 7 marzo 2011

Burn-out a scuola, gli insegnanti sono i più esposti

ROMA - Gli insegnanti sono tra i dipendenti pubblici particolarmente colpiti dalla sindrome del “burn-out” (letteralmente “spegnersi, “estinguersi”), vale a dire una condizione di depressione, logoramento, esaurimento emotivo e apatia legata alla propria attività lavorativa.

Secondo uno studio riportato dal quotidiano “Avvenire”, in Italia il 50% dei lavoratori della pubblica amministrazione affetti da patologie psichiatriche è costituito da insegnanti, seguiti da impiegati e operatori sanitari. Del resto – come ricorda il quotidiano - già alla fine degli anni '70 una ricerca della Cisl aveva evidenziato che oltre il 30% dei docenti faceva uso di psicofarmaci.

L’indagine conferma da un lato che insegnare nelle scuole è un mestiere usurante, dall’altro che il burn-out è una condizione non adeguatamente riconosciuta dalle istituzioni scolastiche, soprattutto sotto il profilo della prevenzione. E invece meriterebbe ben altra attenzione, anche perché la sofferenza legata al burn-out può influire negativamente sull’atteggiamento dei professori con i singoli studenti e sul rapporto con la classe nel suo insieme.

Secondo gli esperti è molto importante la solidarietà e l’aiuto tra colleghi. L’insegnante colpito dalla sindrome di burn-out è probabilmente portato a vivere il disagio con vergogna e a provare un senso di solitudine e isolamento.

Fonte: Avvenire e AdnKronos

mercoledì 2 febbraio 2011

La depressione è donna: stress e ormoni favoriscono la malattia

ROMA - Il mal di vivere è soprattutto femminile. In Italia soffrono di depressione 8 milioni di persone, di cui 5 milioni e mezzo sono donne. Il dato emerge da un convegno che ha riunito nella capitale medici e specialisti della patologia.

La maggiore tendenza della donna ad ammalarsi di depressione è attribuita a un insieme di fattori ormonali, biologici, psicologici e sociali. Tra questi ultimi due, particolare importanza hanno la maggiore attenzione che le donne dedicano alle relazioni e l'attuale stile di vita che le porta a sommare lavoro, impegno domestico e cura dei familiari a discapito del riposo e del tempo libero. Risultato: la depressione colpisce più spesso le donne sposate (contrariamente agli uomini, riguardo ai quali i sintomi depressivi sono più diffusi tra i single).

È stato inoltre evidenziato che i sintomi possono essere diversi tra uomini e donne, avendo queste ultime una più elevata sensibilità all'andamento dei rapporti interpersonali e una tendenza a mangiare o dormire troppo. Diversa è anche la risposta alle terapie: le donne in età fertile risultano più sensibili agli antidepressivi che agiscono sulla serotonina.

Benché esistano cure specifiche ed efficaci – hanno ricordato gli esperti - solo il 40% delle donne depresse, a un anno dall'insorgenza del disturbo, è in trattamento (dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, 2010). Questo avviene per un irrazionale timore della "malattia mentale" e delle cure farmacologiche e psicologiche, che spesso vengono evitate anche a causa di una scarsa e distorta informazione.

Un'indagine condotta dalla commissione salute del Dipartimento per le Pari opportunità ha evidenziato che in Italia il medico di base ha difficoltà (nel 50% dei casi) a fare accettare ai propri pazienti la diagnosi di depressione e la relativa terapia e ancora di più (nel 70% dei casi) un consulto con lo specialista.

I terapeuti hanno sottolineato l’importanza di una campagna di sensibilizzazione per far conoscere i fattori di rischio specifici e per combattere la "vergogna" della depressione, aiutando milioni donne a non ammalarsi o, quando necessario, a trovare il coraggio di chiedere aiuto evitando lunghe e inutili sofferenze.

Fonte: AdnKronos

martedì 11 gennaio 2011

Depressione negli anziani, ne soffre uno su quattro

ROMA - Soffrire di depressione è una condizione molto diffusa nella terza età. Il “mal di vivere” colpisce infatti il 25% degli anziani, come sottolineato di recente dai responsabili della Società italiana di psichiatria.

Secondo gli esperti è sbagliato ritenere la depressione una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Al contrario, bisogna distinguere la malattia depressiva da una più generica condizione di tristezza e demotivazione. Quest’ultima può essere transitoria e risolvibile senza una terapia specifica. L’episodio depressivo, invece, ha una maggior durata, presenta sintomi molto più accentuati e richiede cure adeguate per essere affrontato e sconfitto.

La depressione negli anziani scaturisce non solo da problematiche psicologiche, ma anche da aspetti fisici e motori. Nella tarda età può verificarsi la mancata accettazione dei cambiamenti legati al trascorrere degli anni e quindi la difficoltà di reagire alle perdite che caratterizzano la vecchiaia, ad esempio la riduzione delle capacità intellettive e della memoria, l’impossibilità di svolgere alcune azioni e movimenti, la diminuzione della funzionalità sessuale.

Il rischio di soffrire del male oscuro può aumentare sensibilmente a seguito della perdita del partner. La solitudine dell’anziano, dunque, dovrebbe spesso costituire un campanello d'allarme, ma non solo. Anche alcuni segnali del corpo - come dolori alle ossa e alle articolazioni, mal di testa, ipertensione - possono essere non solo “acciacchi” della vecchiaia, ma sintomi specifici che devono indurre il medico ad un’attenza valutazione del quadro clinico del paziente.

Fonte AdnKronos

martedì 7 dicembre 2010

Depressione post-partum, a Roma presentata la nuova campagna di comunicazione

ROMA - Ogni anno in Italia circa 90 mila donne vengono colpite dalla depressione in gravidanza e nel post-partum.

Per aiutare le neo mamme è stata presentata la nuova campagna voluta dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio e del Ministero della Salute. Una campagna triennale, che sarà diffusa con vari mezzi di comunicazione, tra cui diverse reti televisive nazionali e locali.

L'obiettivo è la prevenzione e la cura della depressione perinatale, che colpisce circa il 16% della popolazione femminile.

Il 13% sperimenta già un disturbo dell'umore nelle prime settimane dopo il parto, un dato che sale al 14.5% nei primi tre mesi post-natali (con episodi depressivi maggiori o minori) e arriva al 20% a un anno dalla nascita del figlio. Le forme diagnosticate e curate sono però inferiori al 50%.

Alla campagna di comunicazione si è aggiunta l'approvazione in Senato di una mozione trasversale presentata da 68 parlamentari di tutti gli schieramenti politici che chiede al Governo l'impegno ad agire affinché all'interno degli ospedali ci siano sempre medici specialisti e figure competenti in grado di offrire alla donna cure e assistenza adeguate.


Fonte: Asca

martedì 19 ottobre 2010

Perché trovare un bravo psichiatra è un’esigenza sempre più diffusa

Roma - Il disagio psichico aumenta, ma gli specialisti in psichiatria diminuiscono ed è sempre più difficile cercare un medico esperto che si prenda cura della salute e del benessere mentale. È questo uno dei temi affrontati durante il congresso dei giovani psichiatri riuniti nella Società italiana di psichiatria (SIP), svoltosi a Riccione.

In Italia, come nel resto del mondo occidentale, da un lato crescono i disturbi mentali – soprattutto quelli collegati ad ansia e depressione, che colpiscono ormai il 10-15% della popolazione generale – dall’altro diminuisce il numero degli specialisti.

Dal 2006 al 2009 il numero d'ingressi nelle 38 scuole di specialità universitarie à rimasto costante, non superando le 180 unità per biennio di studio. Secondo i dati dell’European Study of the Epidemiology of Mental Disorders si calcola che in Italia circa tre milioni e mezzo di persone adulte hanno sofferto di un disturbo mentale nei 12 mesi precedenti la rilevazione.

Più precisamente, quasi due milioni e mezzo hanno presentato un disturbo d'ansia, 1,5 milioni un disturbo affettivo e quasi cinquantamila un disturbo da abuso di sostanze alcoliche. Secondo gli esperti c'è bisogno di riorganizzare i percorsi formativi per colmare il gap tra la sempre più massiccia richiesta d'interventi e la riduzione dei medici specialisti.



Fonte: Adnkronos

lunedì 6 settembre 2010

Rischio depressione per i giovani che dormono poco

I giovani che dormono troppo poco hanno maggiore probabilità di contrarre malattie mentali. In particolare, chi dorme meno di cinque ore a notte ha un rischio triplo di soffrire di disturbi psicologici nell'anno successivo - ad esempio ansia e depressione - rispetto a chi dorme normalmente. Per ogni ora di sonno regolarmente perduto, il rischio aumenta del 14%.

Lo evidenzia una ricerca australiana condotta tra circa 20 mila persone fra i 17 e i 24 anni da un docente di psichiatria e medicina del sonno all'università di Sydney.

Secondo gli autori dello studio, il sonno insufficiente o disturbato, e soprattutto l'insonnia, possono essere precursori di forti disagi psichici e di patologie della mente.

Il rischio - sottolineano gli specialisti - aumenta con l'uso smodato di internet nelle ore notturne: i social network come Facebook e i complessi giochi on line con più partecipanti trattengono al computer molti giovani fino a notte fonda. Eppure sono ragazzi che poi devono alzarsi presto per andare a scuola o all'università.

mercoledì 25 agosto 2010

Vacanze, stress da rientro dalle ferie per un italiano su dieci

Con la fine delle vacanze un italiano su dieci soffre di "stress da rientro" e rischia di sentirsi depresso, nervoso, demoralizzato.

Corpo e mente, abituati ai ritmi dell'estate, fanno fatica ad adattarsi, causando spesso disagi psicologici e malessere fisico. E dunque come combattere e superare lo stress da rientro, detto anche "post vacation blues"? Per aiutare chi fatica a riprendere i ritmi abituali della vita quotidiana, lavorativa e scolastica, i medici e gli esperti danno alcuni consigli.

Evitare il più possibile le situazioni ansiogene con colleghi e familiari, cercando di frequentare persone che aiutino a sciogliere le tensioni e non alimentino il malumore e il nervosismo.


Modificare l'alimentazione (soprattutto se in vacanza ci si è nutriti in maniera poco ordinata e poco bilanciata) introducendo nella dieta molta frutta e verdura e bevendo molta acqua.

E' importante un rientro graduale dalle vacanze. Tornare in città uno o due giorni prima di ricominciare le consuete attività lavorative o scolastiche permette all'organismo di riabituarsi pian piano all'ambiente e alle normali occupazioni.

Si consiglia di fare ogni giorno un po' di attività fisica (anche una lunga e tranquilla passeggiata) per mantenersi attivi e non interrompere di colpo i benefici apportati dalle nuotate al mare o dalle passeggiate in montagna.

Non strafare e riprendere i ritmi quotidiani con calma, evitando un'immersione totale e immediata nel lavoro o nello studio.

Un abbigliamento casual, laddove consentito, può aiutare a superare il nervosismo da rientro. L’organismo, infatti, potrebbe subire il passaggio dall'abbigliamento informale delle vacanze alle "uniformi" lavorative o scolastiche.

Fonte: Ansa