La salute mentale degli italiani è peggiorata. Secondo uno studio dell’Istat, nel periodo 2005-2013 il livello di benessere psichico è diminuito in media di 1,6 punti, in particolare tra i giovani fino ai 34 anni (-2,7 punti), soprattutto maschi, e tra gli adulti di 45-54 anni (-2,6).
Un calo ancora più rilevante si registra nell’indice di salute mentale delle persone straniere residenti in Italia (-4,7), in particolare tra le donne straniere (-5,4).
Tra i problemi più diffusi ci sono le sindromi depressive. In Italia si stima siano circa 2,6 milioni le persone affette da depressione (4,4%), con prevalenze doppie tra le donne rispetto agli uomini in tutte le fasce di età.
Tra gli anziani soffre di depressione almeno una persona su 10 e tra le donne ultraottantenni la quota supera il 15%.
Tra i fattori che incidono più pesantemente sulla salute mentale c’è la consapevolezza di avere una grave malattia. Subito dopo influiscono in misura maggiore i problemi economici, le difficoltà con i figli o altri familiari, la perdita del lavoro, la rottura del rapporto di coppia e la morte di un familiare.
Nel confronto con il 2005, tenuto conto della crisi economica, è quasi raddoppiata la quota di chi riporta tra i problemi dolorosi da affrontare quello della perdita del lavoro, che passa da 4,3% a 7,4% e
raggiunge una percentuale dell’11,7% tra chi ha risorse scarse o insufficienti.
Fonte: Istat
La Dr.ssa Silvia Giordani riceve a Roma nello studio di Via Flaminia, 29 (MAPPA).
Proviene dall'Ospedale San Raffaele di Milano.
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martedì 29 luglio 2014
mercoledì 26 marzo 2014
Origine genetica della depressione: un nuovo studio
La depressione potrebbe avere origini genetiche e sarebbe legata ad alcune varianti di geni connessi con la galanina, una sostanza chimica cerebrale.
Le persone con queste mutazioni hanno una maggiore probabilità di ammalarsi di depressione rispetto a chi ha galanina di tipo normale.
La tesi è sostenuta da uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
La galanina è un peptide che si trova nel sistema nervoso e si crede sia coinvolta nella regolazione del dolore, della veglia e del sonno, del nutrimento, della pressione sanguigna e dell'umore. Secondo alcuni avrebbe anche un ruolo nello stress e nell'ansia.
I ricercatori sostengono che la galanina può incidere sullo sviluppo della depressione, rendendo le persone più vulnerabili allo stress psicologico.
Secondo lo studio, inoltre, il sistema di geni legato alla galanina influisce sulla depressione maggiormente rispetto a quello delle varianti genetiche legate alla serotonina.
Fonte: Agi
Le persone con queste mutazioni hanno una maggiore probabilità di ammalarsi di depressione rispetto a chi ha galanina di tipo normale.
La tesi è sostenuta da uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
La galanina è un peptide che si trova nel sistema nervoso e si crede sia coinvolta nella regolazione del dolore, della veglia e del sonno, del nutrimento, della pressione sanguigna e dell'umore. Secondo alcuni avrebbe anche un ruolo nello stress e nell'ansia.
I ricercatori sostengono che la galanina può incidere sullo sviluppo della depressione, rendendo le persone più vulnerabili allo stress psicologico.
Secondo lo studio, inoltre, il sistema di geni legato alla galanina influisce sulla depressione maggiormente rispetto a quello delle varianti genetiche legate alla serotonina.
Fonte: Agi
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Depressione
venerdì 22 febbraio 2013
Il bullismo subìto da bambini fa danni anche nell'età adulta
I bambini vittime di bullismo vivono un trauma che non scompare crescendo ma che li avvia, invece, a un futuro di adulti a maggior rischio di disturbi d'ansia, depressione e attacchi di panico.
Lo sostiene uno studio della Duke University (Stati Uniti) che ha preso in esame più di 1.400 giovanissimi da quando avevano tra i 9 e i 13 anni.
I risultati, basati su oltre 20 anni di dati raccolti, sono tra i più completi oggi disponibili sulle conseguenze a lungo termine del bullismo. Secondo gli autori della ricerca le ferite del bullismo non sono temporanee ma lasciano segni indelebili che il bambino si porta dietro nella propria psiche anche quando diviene adulto.
Gli esperti hanno seguito il campione monitorandone lo stato di salute ogni anno fino al raggiungimento dell'età adulta e hanno constatato che le vittime di bullismo sono a maggior rischio di soffrire di diversi disturbi psichiatrici da adulti, tra cui depressione, ansia generalizzata, attacchi di panico e agorafobia.
Alcuni hanno anche pensieri suicidi. Anche i bulli possono risentire a lungo termine del loro comportamento prepotente e sviluppare da adulti un disturbo antisociale o a loro volta diventare depressi. Ne consegue che lavorando sul fenomeno del bullismo si potrebbero prevenire una serie di problemi individuali e sociali.
Fonte: Ansa
Lo sostiene uno studio della Duke University (Stati Uniti) che ha preso in esame più di 1.400 giovanissimi da quando avevano tra i 9 e i 13 anni.
I risultati, basati su oltre 20 anni di dati raccolti, sono tra i più completi oggi disponibili sulle conseguenze a lungo termine del bullismo. Secondo gli autori della ricerca le ferite del bullismo non sono temporanee ma lasciano segni indelebili che il bambino si porta dietro nella propria psiche anche quando diviene adulto.
Gli esperti hanno seguito il campione monitorandone lo stato di salute ogni anno fino al raggiungimento dell'età adulta e hanno constatato che le vittime di bullismo sono a maggior rischio di soffrire di diversi disturbi psichiatrici da adulti, tra cui depressione, ansia generalizzata, attacchi di panico e agorafobia.
Alcuni hanno anche pensieri suicidi. Anche i bulli possono risentire a lungo termine del loro comportamento prepotente e sviluppare da adulti un disturbo antisociale o a loro volta diventare depressi. Ne consegue che lavorando sul fenomeno del bullismo si potrebbero prevenire una serie di problemi individuali e sociali.
Fonte: Ansa
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ansia,
attacchi di panico,
Depressione,
disagio giovanile
venerdì 3 agosto 2012
L’ansia è più occidentale, la depressione più orientale
L’ansia è diffusa soprattutto nei paesi occidentali, la depressione in quelli orientali. Lo sostiene uno studio pubblicato su Psychological Medicine.
I ricercatori, che hanno preso in esame circa 90 paesi, sostengono che il 4,7% della popolazione mondiale è depresso, mentre il 7,3% è ansioso.
Ansia e depressione, pur essendo patologie diffuse in tutto il mondo, sono comunque distribuite in modi diversi.
In particolare, secondo gli studiosi, ha una diagnosi di ansia il 10% degli abitanti di Nord America, Europa occidentale e Oceania, l'8% nei paesi del Medio Oriente e il 6% in Asia.
Per quanto riguarda la depressione la “classifica” si inverte: Nord America e Oceania hanno un tasso del 4%, che sale al 9% in Medio Oriente e in alcuni paesi asiatici come l'India. In generale, spiegano gli esperti, la depressione è più alta nei paesi dove sono in corso conflitti.
Fonte: Agi
I ricercatori, che hanno preso in esame circa 90 paesi, sostengono che il 4,7% della popolazione mondiale è depresso, mentre il 7,3% è ansioso.
Ansia e depressione, pur essendo patologie diffuse in tutto il mondo, sono comunque distribuite in modi diversi.
In particolare, secondo gli studiosi, ha una diagnosi di ansia il 10% degli abitanti di Nord America, Europa occidentale e Oceania, l'8% nei paesi del Medio Oriente e il 6% in Asia.
Per quanto riguarda la depressione la “classifica” si inverte: Nord America e Oceania hanno un tasso del 4%, che sale al 9% in Medio Oriente e in alcuni paesi asiatici come l'India. In generale, spiegano gli esperti, la depressione è più alta nei paesi dove sono in corso conflitti.
Fonte: Agi
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ansia,
Depressione,
Statistiche psichiatria psicoterapia
giovedì 4 agosto 2011
Depressione, praticare sport da bambini aiuta a prevenirla
Fare sport quando si è bambini aiuta a prevenire la depressione nell’età adulta. Lo affermano alcuni specialisti australiani, che hanno pubblicato i risultati del loro studio sul Journal of Science and Medicine in Sport.
La ricerca ha preso in esame un campione di oltre 2.000 adulti per valutare gli effetti dell’attività fisica svolta prima dei 15 anni di età, da quella più leggera come il bowling, fino alle discipline più faticose come calcio, rugby e sci.
Secondo lo studio, le persone che nell’infanzia hanno praticato una scarsa attività fisica presentano una probabilità superiore del 35% di soffrire di depressione nell’età adulta rispetto a chi ha fatto più sport da piccolo.
Gli esperti australiani affermano che l’attività fisica e l’ambiente in cui si cresce rivestono un ruolo rilevante ai fini della salute, poiché è proprio nell’infanzia che si sviluppano i sistemi di risposta allo stress.
Di conseguenza, gli studiosi consigliano ai genitori di far fare ai bimbi almeno un’ora di sport al giorno, dato che l’esercizio fisico promuove la crescita di nuove cellule e di proteine nelle aree del cervello che svolgono un ruolo importante nelle malattie depressive.
Fonte: Sette – Corriere della Sera
La ricerca ha preso in esame un campione di oltre 2.000 adulti per valutare gli effetti dell’attività fisica svolta prima dei 15 anni di età, da quella più leggera come il bowling, fino alle discipline più faticose come calcio, rugby e sci.
Secondo lo studio, le persone che nell’infanzia hanno praticato una scarsa attività fisica presentano una probabilità superiore del 35% di soffrire di depressione nell’età adulta rispetto a chi ha fatto più sport da piccolo.
Gli esperti australiani affermano che l’attività fisica e l’ambiente in cui si cresce rivestono un ruolo rilevante ai fini della salute, poiché è proprio nell’infanzia che si sviluppano i sistemi di risposta allo stress.
Di conseguenza, gli studiosi consigliano ai genitori di far fare ai bimbi almeno un’ora di sport al giorno, dato che l’esercizio fisico promuove la crescita di nuove cellule e di proteine nelle aree del cervello che svolgono un ruolo importante nelle malattie depressive.
Fonte: Sette – Corriere della Sera
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Depressione
lunedì 18 luglio 2011
Sintomi della depressione per il 6% degli italiani
ROMA - Il 6% degli italiani ammette di avere sintomi di umore depresso e di perdita di interesse o piacere per tutte o per gran parte delle attività. È quanto emerge dalle interviste telefoniche effettuate da 138 Asl sparse sul territorio nazionale per conto del Centro nazionale di epidemiologia e promozione della salute, una struttura tecnico-scientifica dell'Istituto superiore di sanità, che ha messo sotto osservazione gli adulti dai 18 ai 69 anni.
Secondo l’indagine, le persone che presentano sintomi depressivi sono in maggioranza donne, ma anche uomini con un basso livello di istruzione, che vivono condizioni sociali e di salute vulnerabili. Si tratta, ad esempio, di individui colpiti da malattie come ictus, infarto e altre patologie cardiovascolari, diabete, malattie respiratorie e del fegato, tumori. Inoltre, sono persone che spesso non lavorano o che lavorano saltuariamente.
I dati raccolti indicano che circa il 60% delle persone con questi sintomi si rivolge a professionisti o familiari per ricevere aiuto: il 34% a un medico, il 19% ai propri cari e il 7% sia a un medico sia alla famiglia. Gli uomini riferiscono più raramente di aver chiesto aiuto (53% contro il 62% delle donne).
Fonte: Ansa
Secondo l’indagine, le persone che presentano sintomi depressivi sono in maggioranza donne, ma anche uomini con un basso livello di istruzione, che vivono condizioni sociali e di salute vulnerabili. Si tratta, ad esempio, di individui colpiti da malattie come ictus, infarto e altre patologie cardiovascolari, diabete, malattie respiratorie e del fegato, tumori. Inoltre, sono persone che spesso non lavorano o che lavorano saltuariamente.
I dati raccolti indicano che circa il 60% delle persone con questi sintomi si rivolge a professionisti o familiari per ricevere aiuto: il 34% a un medico, il 19% ai propri cari e il 7% sia a un medico sia alla famiglia. Gli uomini riferiscono più raramente di aver chiesto aiuto (53% contro il 62% delle donne).
Fonte: Ansa
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Depressione,
Statistiche psichiatria psicoterapia
mercoledì 27 aprile 2011
Salute mentale, passeggiare nel verde migliora l’equilibrio psichico
ROMA - Le passeggiate nel verde possono migliorare anche la salute mentale e diminuire il rischio di sentirsi ansiosi e depressi. A sostenerlo su basi scientifiche è uno studio realizzato dai ricercatori dell'University of Illinois, che hanno incrociato i dati di diversi studi realizzati negli ultimi anni per capire se, effettivamente, la vita all'aria aperta e a contatto con la natura procuri davvero benefici a corpo e mente.
È emerso che l'accesso agli ambienti naturali (ville, parchi, campagne, boschi) migliora le funzioni cognitive e aiuta a controllare gli impulsi, contribuendo a raggiungere un migliore equilibrio psichico.
Al contrario, la mancata frequentazione di spazi verdi è legata a deficit di attenzione, iperattività e a più alti tassi di ansia e depressione.
Gli ambienti circondati da alberi ed erba favoriscono inoltre il recupero fisico e psicologico post-operatorio, aiutano a mantenere elevati livelli di attività sportiva e migliorano il funzionamento del sistema immunitario.
Di contro, gli ambienti meno ''verdi'' sono associati a maggiori tassi di obesità infantile, a percentuali più alte di malattie cardiovascolari e a più alta incidenza di mortalità.
Fonte: Asca
È emerso che l'accesso agli ambienti naturali (ville, parchi, campagne, boschi) migliora le funzioni cognitive e aiuta a controllare gli impulsi, contribuendo a raggiungere un migliore equilibrio psichico.
Al contrario, la mancata frequentazione di spazi verdi è legata a deficit di attenzione, iperattività e a più alti tassi di ansia e depressione.
Gli ambienti circondati da alberi ed erba favoriscono inoltre il recupero fisico e psicologico post-operatorio, aiutano a mantenere elevati livelli di attività sportiva e migliorano il funzionamento del sistema immunitario.
Di contro, gli ambienti meno ''verdi'' sono associati a maggiori tassi di obesità infantile, a percentuali più alte di malattie cardiovascolari e a più alta incidenza di mortalità.
Fonte: Asca
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stress
lunedì 7 marzo 2011
Burn-out a scuola, gli insegnanti sono i più esposti
ROMA - Gli insegnanti sono tra i dipendenti pubblici particolarmente colpiti dalla sindrome del “burn-out” (letteralmente “spegnersi, “estinguersi”), vale a dire una condizione di depressione, logoramento, esaurimento emotivo e apatia legata alla propria attività lavorativa.
Secondo uno studio riportato dal quotidiano “Avvenire”, in Italia il 50% dei lavoratori della pubblica amministrazione affetti da patologie psichiatriche è costituito da insegnanti, seguiti da impiegati e operatori sanitari. Del resto – come ricorda il quotidiano - già alla fine degli anni '70 una ricerca della Cisl aveva evidenziato che oltre il 30% dei docenti faceva uso di psicofarmaci.
L’indagine conferma da un lato che insegnare nelle scuole è un mestiere usurante, dall’altro che il burn-out è una condizione non adeguatamente riconosciuta dalle istituzioni scolastiche, soprattutto sotto il profilo della prevenzione. E invece meriterebbe ben altra attenzione, anche perché la sofferenza legata al burn-out può influire negativamente sull’atteggiamento dei professori con i singoli studenti e sul rapporto con la classe nel suo insieme.
Secondo gli esperti è molto importante la solidarietà e l’aiuto tra colleghi. L’insegnante colpito dalla sindrome di burn-out è probabilmente portato a vivere il disagio con vergogna e a provare un senso di solitudine e isolamento.
Fonte: Avvenire e AdnKronos
Secondo uno studio riportato dal quotidiano “Avvenire”, in Italia il 50% dei lavoratori della pubblica amministrazione affetti da patologie psichiatriche è costituito da insegnanti, seguiti da impiegati e operatori sanitari. Del resto – come ricorda il quotidiano - già alla fine degli anni '70 una ricerca della Cisl aveva evidenziato che oltre il 30% dei docenti faceva uso di psicofarmaci.
L’indagine conferma da un lato che insegnare nelle scuole è un mestiere usurante, dall’altro che il burn-out è una condizione non adeguatamente riconosciuta dalle istituzioni scolastiche, soprattutto sotto il profilo della prevenzione. E invece meriterebbe ben altra attenzione, anche perché la sofferenza legata al burn-out può influire negativamente sull’atteggiamento dei professori con i singoli studenti e sul rapporto con la classe nel suo insieme.
Secondo gli esperti è molto importante la solidarietà e l’aiuto tra colleghi. L’insegnante colpito dalla sindrome di burn-out è probabilmente portato a vivere il disagio con vergogna e a provare un senso di solitudine e isolamento.
Fonte: Avvenire e AdnKronos
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Depressione,
stress
mercoledì 2 febbraio 2011
La depressione è donna: stress e ormoni favoriscono la malattia
ROMA - Il mal di vivere è soprattutto femminile. In Italia soffrono di depressione 8 milioni di persone, di cui 5 milioni e mezzo sono donne. Il dato emerge da un convegno che ha riunito nella capitale medici e specialisti della patologia.
La maggiore tendenza della donna ad ammalarsi di depressione è attribuita a un insieme di fattori ormonali, biologici, psicologici e sociali. Tra questi ultimi due, particolare importanza hanno la maggiore attenzione che le donne dedicano alle relazioni e l'attuale stile di vita che le porta a sommare lavoro, impegno domestico e cura dei familiari a discapito del riposo e del tempo libero. Risultato: la depressione colpisce più spesso le donne sposate (contrariamente agli uomini, riguardo ai quali i sintomi depressivi sono più diffusi tra i single).
È stato inoltre evidenziato che i sintomi possono essere diversi tra uomini e donne, avendo queste ultime una più elevata sensibilità all'andamento dei rapporti interpersonali e una tendenza a mangiare o dormire troppo. Diversa è anche la risposta alle terapie: le donne in età fertile risultano più sensibili agli antidepressivi che agiscono sulla serotonina.
Benché esistano cure specifiche ed efficaci – hanno ricordato gli esperti - solo il 40% delle donne depresse, a un anno dall'insorgenza del disturbo, è in trattamento (dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, 2010). Questo avviene per un irrazionale timore della "malattia mentale" e delle cure farmacologiche e psicologiche, che spesso vengono evitate anche a causa di una scarsa e distorta informazione.
Un'indagine condotta dalla commissione salute del Dipartimento per le Pari opportunità ha evidenziato che in Italia il medico di base ha difficoltà (nel 50% dei casi) a fare accettare ai propri pazienti la diagnosi di depressione e la relativa terapia e ancora di più (nel 70% dei casi) un consulto con lo specialista.
I terapeuti hanno sottolineato l’importanza di una campagna di sensibilizzazione per far conoscere i fattori di rischio specifici e per combattere la "vergogna" della depressione, aiutando milioni donne a non ammalarsi o, quando necessario, a trovare il coraggio di chiedere aiuto evitando lunghe e inutili sofferenze.
Fonte: AdnKronos
La maggiore tendenza della donna ad ammalarsi di depressione è attribuita a un insieme di fattori ormonali, biologici, psicologici e sociali. Tra questi ultimi due, particolare importanza hanno la maggiore attenzione che le donne dedicano alle relazioni e l'attuale stile di vita che le porta a sommare lavoro, impegno domestico e cura dei familiari a discapito del riposo e del tempo libero. Risultato: la depressione colpisce più spesso le donne sposate (contrariamente agli uomini, riguardo ai quali i sintomi depressivi sono più diffusi tra i single).
È stato inoltre evidenziato che i sintomi possono essere diversi tra uomini e donne, avendo queste ultime una più elevata sensibilità all'andamento dei rapporti interpersonali e una tendenza a mangiare o dormire troppo. Diversa è anche la risposta alle terapie: le donne in età fertile risultano più sensibili agli antidepressivi che agiscono sulla serotonina.
Benché esistano cure specifiche ed efficaci – hanno ricordato gli esperti - solo il 40% delle donne depresse, a un anno dall'insorgenza del disturbo, è in trattamento (dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, 2010). Questo avviene per un irrazionale timore della "malattia mentale" e delle cure farmacologiche e psicologiche, che spesso vengono evitate anche a causa di una scarsa e distorta informazione.
Un'indagine condotta dalla commissione salute del Dipartimento per le Pari opportunità ha evidenziato che in Italia il medico di base ha difficoltà (nel 50% dei casi) a fare accettare ai propri pazienti la diagnosi di depressione e la relativa terapia e ancora di più (nel 70% dei casi) un consulto con lo specialista.
I terapeuti hanno sottolineato l’importanza di una campagna di sensibilizzazione per far conoscere i fattori di rischio specifici e per combattere la "vergogna" della depressione, aiutando milioni donne a non ammalarsi o, quando necessario, a trovare il coraggio di chiedere aiuto evitando lunghe e inutili sofferenze.
Fonte: AdnKronos
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Depressione
martedì 11 gennaio 2011
Depressione negli anziani, ne soffre uno su quattro
ROMA - Soffrire di depressione è una condizione molto diffusa nella terza età. Il “mal di vivere” colpisce infatti il 25% degli anziani, come sottolineato di recente dai responsabili della Società italiana di psichiatria.
Secondo gli esperti è sbagliato ritenere la depressione una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Al contrario, bisogna distinguere la malattia depressiva da una più generica condizione di tristezza e demotivazione. Quest’ultima può essere transitoria e risolvibile senza una terapia specifica. L’episodio depressivo, invece, ha una maggior durata, presenta sintomi molto più accentuati e richiede cure adeguate per essere affrontato e sconfitto.
La depressione negli anziani scaturisce non solo da problematiche psicologiche, ma anche da aspetti fisici e motori. Nella tarda età può verificarsi la mancata accettazione dei cambiamenti legati al trascorrere degli anni e quindi la difficoltà di reagire alle perdite che caratterizzano la vecchiaia, ad esempio la riduzione delle capacità intellettive e della memoria, l’impossibilità di svolgere alcune azioni e movimenti, la diminuzione della funzionalità sessuale.
Il rischio di soffrire del male oscuro può aumentare sensibilmente a seguito della perdita del partner. La solitudine dell’anziano, dunque, dovrebbe spesso costituire un campanello d'allarme, ma non solo. Anche alcuni segnali del corpo - come dolori alle ossa e alle articolazioni, mal di testa, ipertensione - possono essere non solo “acciacchi” della vecchiaia, ma sintomi specifici che devono indurre il medico ad un’attenza valutazione del quadro clinico del paziente.
Fonte AdnKronos
Secondo gli esperti è sbagliato ritenere la depressione una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Al contrario, bisogna distinguere la malattia depressiva da una più generica condizione di tristezza e demotivazione. Quest’ultima può essere transitoria e risolvibile senza una terapia specifica. L’episodio depressivo, invece, ha una maggior durata, presenta sintomi molto più accentuati e richiede cure adeguate per essere affrontato e sconfitto.
La depressione negli anziani scaturisce non solo da problematiche psicologiche, ma anche da aspetti fisici e motori. Nella tarda età può verificarsi la mancata accettazione dei cambiamenti legati al trascorrere degli anni e quindi la difficoltà di reagire alle perdite che caratterizzano la vecchiaia, ad esempio la riduzione delle capacità intellettive e della memoria, l’impossibilità di svolgere alcune azioni e movimenti, la diminuzione della funzionalità sessuale.
Il rischio di soffrire del male oscuro può aumentare sensibilmente a seguito della perdita del partner. La solitudine dell’anziano, dunque, dovrebbe spesso costituire un campanello d'allarme, ma non solo. Anche alcuni segnali del corpo - come dolori alle ossa e alle articolazioni, mal di testa, ipertensione - possono essere non solo “acciacchi” della vecchiaia, ma sintomi specifici che devono indurre il medico ad un’attenza valutazione del quadro clinico del paziente.
Fonte AdnKronos
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solitudine
lunedì 6 settembre 2010
Rischio depressione per i giovani che dormono poco
I giovani che dormono troppo poco hanno maggiore probabilità di contrarre malattie mentali. In particolare, chi dorme meno di cinque ore a notte ha un rischio triplo di soffrire di disturbi psicologici nell'anno successivo - ad esempio ansia e depressione - rispetto a chi dorme normalmente. Per ogni ora di sonno regolarmente perduto, il rischio aumenta del 14%.
Lo evidenzia una ricerca australiana condotta tra circa 20 mila persone fra i 17 e i 24 anni da un docente di psichiatria e medicina del sonno all'università di Sydney.
Secondo gli autori dello studio, il sonno insufficiente o disturbato, e soprattutto l'insonnia, possono essere precursori di forti disagi psichici e di patologie della mente.
Il rischio - sottolineano gli specialisti - aumenta con l'uso smodato di internet nelle ore notturne: i social network come Facebook e i complessi giochi on line con più partecipanti trattengono al computer molti giovani fino a notte fonda. Eppure sono ragazzi che poi devono alzarsi presto per andare a scuola o all'università.
Lo evidenzia una ricerca australiana condotta tra circa 20 mila persone fra i 17 e i 24 anni da un docente di psichiatria e medicina del sonno all'università di Sydney.
Secondo gli autori dello studio, il sonno insufficiente o disturbato, e soprattutto l'insonnia, possono essere precursori di forti disagi psichici e di patologie della mente.
Il rischio - sottolineano gli specialisti - aumenta con l'uso smodato di internet nelle ore notturne: i social network come Facebook e i complessi giochi on line con più partecipanti trattengono al computer molti giovani fino a notte fonda. Eppure sono ragazzi che poi devono alzarsi presto per andare a scuola o all'università.
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Depressione
martedì 15 giugno 2010
Depressione: donne e giovani sono i più colpiti
Sono soprattutto le donne e i giovani a soffrire di depressione, che in Italia colpisce quasi due milioni di persone. E sono ben sei milioni gli italiani che sono caduti in depressione almeno una volta.
Lo rivela un’indagine promossa dalla Commissione Salute istituita dal ministro per le Pari Opportunità, i cui risultati sono stati resi noti durante un recente convegno a Roma. Secondo lo studio, tre donne su cinque - soprattutto nelle grandi città - conoscono questa condizione di profondo disagio, che resta nella maggior parte dei casi invisibile, se è vero che solo il 15% di chi ne è affetto chiede aiuto ad uno specialista competente.
“Nel mondo della globalizzazione – ha sottolineato il ministro per le Pari Opportunità - il disagio sociale è in continuo aumento ed è dovuto a cause e origini diverse tra cui, l'incertezza sul futuro, l'insicurezza del posto di lavoro e il mobbing che molti subiscono in ufficio”. Dagli studi risulta infatti che di tutte le assenze mensili dal lavoro, ben il 23% è legato alla depressione.
Secondo gli esperti presenti all'incontro di Roma le attuali terapie sono efficaci, ma spesso la vergogna, il pregiudizio e il timore delle cure induce le persone a rinviare il più possibile l'inizio del trattamento, con il risultato di protrarre la sofferenza per se stessi e, indirettamente, per i propri familiari.
“E’ importante – ha continuato il ministro – che ci sia consapevolezza e ci si rivolga ad uno specialista, come si usa fare normalmente per qualunque altra patologia. E' urgente l'impegno di tutti, istituzioni e mass media, per far sì che il muro della paura venga abbattuto”.
Fonte: AdnKronos
Lo rivela un’indagine promossa dalla Commissione Salute istituita dal ministro per le Pari Opportunità, i cui risultati sono stati resi noti durante un recente convegno a Roma. Secondo lo studio, tre donne su cinque - soprattutto nelle grandi città - conoscono questa condizione di profondo disagio, che resta nella maggior parte dei casi invisibile, se è vero che solo il 15% di chi ne è affetto chiede aiuto ad uno specialista competente.
“Nel mondo della globalizzazione – ha sottolineato il ministro per le Pari Opportunità - il disagio sociale è in continuo aumento ed è dovuto a cause e origini diverse tra cui, l'incertezza sul futuro, l'insicurezza del posto di lavoro e il mobbing che molti subiscono in ufficio”. Dagli studi risulta infatti che di tutte le assenze mensili dal lavoro, ben il 23% è legato alla depressione.
Secondo gli esperti presenti all'incontro di Roma le attuali terapie sono efficaci, ma spesso la vergogna, il pregiudizio e il timore delle cure induce le persone a rinviare il più possibile l'inizio del trattamento, con il risultato di protrarre la sofferenza per se stessi e, indirettamente, per i propri familiari.
“E’ importante – ha continuato il ministro – che ci sia consapevolezza e ci si rivolga ad uno specialista, come si usa fare normalmente per qualunque altra patologia. E' urgente l'impegno di tutti, istituzioni e mass media, per far sì che il muro della paura venga abbattuto”.
Fonte: AdnKronos
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Depressione
mercoledì 19 maggio 2010
Le abitudini anti-stress prevengono la depressione, ma rischiano di accorciare la vita
Quando si è spesso sotto stress, si tende a fumare e bere di più, a consumare droghe e mangiare in eccesso. Comportamenti che - in base ad uno studio dei ricercatori dell'università del Michigan - aiutano a prevenire la depressione, ma ad un prezzo molto alto perché accorciano la vita.
Secondo la ricerca le cattive abitudini anti-stress innescano una sorta di "cascata biologica" che previene la depressione, ma ad un costo: questi comportamenti, in particolare se uniti a precarie condizioni di vita, possono aumentare la mortalità soprattutto verso i 50 anni. Ad esempio, il 60% delle donne nere di 40 anni in America è obeso. "E ciò - si afferma nello studio - non dipende solo dalla debolezza di carattere, ma è frutto di una strategia anti-stress".
I ricercatori sostengono che "la gente prende cattive abitudini per motivi funzionali, non per ignoranza. Il legame tra eventi stressanti e depressione varia a seconda del livello dei comportamenti poco salutari".
Fonte: Ansa
Secondo la ricerca le cattive abitudini anti-stress innescano una sorta di "cascata biologica" che previene la depressione, ma ad un costo: questi comportamenti, in particolare se uniti a precarie condizioni di vita, possono aumentare la mortalità soprattutto verso i 50 anni. Ad esempio, il 60% delle donne nere di 40 anni in America è obeso. "E ciò - si afferma nello studio - non dipende solo dalla debolezza di carattere, ma è frutto di una strategia anti-stress".
I ricercatori sostengono che "la gente prende cattive abitudini per motivi funzionali, non per ignoranza. Il legame tra eventi stressanti e depressione varia a seconda del livello dei comportamenti poco salutari".
Fonte: Ansa
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lunedì 22 marzo 2010
Le donne temono la depressione più del tumore
Il 50 % delle donne considera la depressione una malattia più grave del tumore al seno e il 70% prova vergogna o senso di colpa per il solo fatto di averla.
Sono i dati di un'indagine dell'Osservatorio nazionale sulla salute della donna. Intervistando più di mille donne fra i 30 e i 70 anni, è emersa la forte paura del "male oscuro" e la scarsa fiducia nei confronti delle terapie. Queste ultime, in realtà, spesso non vengono seguite con la dovuta determinazione, con il rischio di vanificarne o ridurne l'efficacia.
Molte donne temono che ammalandosi di depressione non troverebbro intorno a sé la stessa solidarietà e comprensione che avrebbero se fossero malate di un tumore al seno o di un'altra patologia chiaramente "visibile". Per questo motivo, spesso tengono nascosto il loro male e non chiedono aiuto a nessuno, forse non sapendo che la depressione può e deve essere curata.
Fonte: Corriere.it
Sono i dati di un'indagine dell'Osservatorio nazionale sulla salute della donna. Intervistando più di mille donne fra i 30 e i 70 anni, è emersa la forte paura del "male oscuro" e la scarsa fiducia nei confronti delle terapie. Queste ultime, in realtà, spesso non vengono seguite con la dovuta determinazione, con il rischio di vanificarne o ridurne l'efficacia.
Molte donne temono che ammalandosi di depressione non troverebbro intorno a sé la stessa solidarietà e comprensione che avrebbero se fossero malate di un tumore al seno o di un'altra patologia chiaramente "visibile". Per questo motivo, spesso tengono nascosto il loro male e non chiedono aiuto a nessuno, forse non sapendo che la depressione può e deve essere curata.
Fonte: Corriere.it
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giovedì 18 marzo 2010
Cresce il consumo di antidepressivi: in otto anni +310%
Tra il 2000 e il 2008 in Italia c'è stato un boom di antidepressivi, il cui consumo è più che triplicato.
Il dato emerge dalla settima edizione del Rapporto Osservasalute, un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nelle regioni italiane. Lo studio è stato pubblicato dall'Osservatorio nazionale sulla salute dell'Università Cattolica di Roma.
L'impennata dei consumi, legata in parte a un aumento dei casi di depressione e a una maggiore attenzione al disagio psichico, è però anche legata, secondo il rapporto, ad un accresciuto disagio sociale difficilmente quantificabile, che potrebbe a sua volta essere stato generato dalla crisi economica.
Il dato emerge dalla settima edizione del Rapporto Osservasalute, un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nelle regioni italiane. Lo studio è stato pubblicato dall'Osservatorio nazionale sulla salute dell'Università Cattolica di Roma.
L'impennata dei consumi, legata in parte a un aumento dei casi di depressione e a una maggiore attenzione al disagio psichico, è però anche legata, secondo il rapporto, ad un accresciuto disagio sociale difficilmente quantificabile, che potrebbe a sua volta essere stato generato dalla crisi economica.
Argomenti:
Depressione
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