L'opinione diffusa secondo cui le donne sono per natura più ansiose degli uomini ha trovato conferma scientifica in una ricerca condotta dall’Istituto di scienze neurologiche del Cnr di Catanzaro in collaborazione con l’Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma.
Secondo gli studiosi esiste nelle donne una predisposizione genetica a essere ansiose. Il motivo? Una diversa regolazione della serotonina per via dell’alterazione dei livelli di estrogeni dovuta al ciclo mestruale.
In sostanza le donne hanno livelli maggiori di serotonina, cioè il neurotrasmettitore che influisce sui comportamenti emotivi. Questa "peculiarità" può provocare un'ansia eccessiva, che non si limita alla funzione "sana" di allertare l'organismo di fronte a un pericolo, ma rischia di sfociare in manifestazioni patologiche e di scatenare attacchi di panico e fobie.
Secondo gli esperti che hanno realizzato lo studio, la predisposizione femminile all’ansia è legata in particolare a una variante del gene 5-Httlpr che è implicato nella regolazione della serotonina e causa al soggetto portatore un aumento della quantità di questo ormone. Il gene, in pratica, produce più serotonina e questo eccesso produce stati emotivi ansiosi e difficoltà nel gestire le relazioni sociali.
Questa variazione genetica riguarda circa il 20% della popolazione, ma la ricerca ha evidenziato che nelle donne, più che negli uomini, sviluppa comportamenti ansiosi.
È emerso che questa predisposizione femminile si manifesta, a livello neurobiologico, con un’alterata anatomia dell’amigdala, la parte del cervello che gestisce le emozioni e in particolar modo la paura. Il ruolo dell’amigdala, infatti, è già ben noto in ambito clinico: come hanno sottolineato gli autori della ricerca, pazienti affette da disturbi psichiatrici con base ansiosa, come la bulimia nervosa o fobie sociali, sono caratterizzate da alterazioni a livello anatomico e funzionale proprio dell'amigdala.
La Dr.ssa Silvia Giordani riceve a Roma nello studio di Via Flaminia, 29 (MAPPA).
Proviene dall'Ospedale San Raffaele di Milano.
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giovedì 5 dicembre 2013
venerdì 22 febbraio 2013
Il bullismo subìto da bambini fa danni anche nell'età adulta
I bambini vittime di bullismo vivono un trauma che non scompare crescendo ma che li avvia, invece, a un futuro di adulti a maggior rischio di disturbi d'ansia, depressione e attacchi di panico.
Lo sostiene uno studio della Duke University (Stati Uniti) che ha preso in esame più di 1.400 giovanissimi da quando avevano tra i 9 e i 13 anni.
I risultati, basati su oltre 20 anni di dati raccolti, sono tra i più completi oggi disponibili sulle conseguenze a lungo termine del bullismo. Secondo gli autori della ricerca le ferite del bullismo non sono temporanee ma lasciano segni indelebili che il bambino si porta dietro nella propria psiche anche quando diviene adulto.
Gli esperti hanno seguito il campione monitorandone lo stato di salute ogni anno fino al raggiungimento dell'età adulta e hanno constatato che le vittime di bullismo sono a maggior rischio di soffrire di diversi disturbi psichiatrici da adulti, tra cui depressione, ansia generalizzata, attacchi di panico e agorafobia.
Alcuni hanno anche pensieri suicidi. Anche i bulli possono risentire a lungo termine del loro comportamento prepotente e sviluppare da adulti un disturbo antisociale o a loro volta diventare depressi. Ne consegue che lavorando sul fenomeno del bullismo si potrebbero prevenire una serie di problemi individuali e sociali.
Fonte: Ansa
Lo sostiene uno studio della Duke University (Stati Uniti) che ha preso in esame più di 1.400 giovanissimi da quando avevano tra i 9 e i 13 anni.
I risultati, basati su oltre 20 anni di dati raccolti, sono tra i più completi oggi disponibili sulle conseguenze a lungo termine del bullismo. Secondo gli autori della ricerca le ferite del bullismo non sono temporanee ma lasciano segni indelebili che il bambino si porta dietro nella propria psiche anche quando diviene adulto.
Gli esperti hanno seguito il campione monitorandone lo stato di salute ogni anno fino al raggiungimento dell'età adulta e hanno constatato che le vittime di bullismo sono a maggior rischio di soffrire di diversi disturbi psichiatrici da adulti, tra cui depressione, ansia generalizzata, attacchi di panico e agorafobia.
Alcuni hanno anche pensieri suicidi. Anche i bulli possono risentire a lungo termine del loro comportamento prepotente e sviluppare da adulti un disturbo antisociale o a loro volta diventare depressi. Ne consegue che lavorando sul fenomeno del bullismo si potrebbero prevenire una serie di problemi individuali e sociali.
Fonte: Ansa
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ansia,
attacchi di panico,
Depressione,
disagio giovanile
venerdì 2 marzo 2012
Nomofobia, la paura di “staccarsi” dal cellulare
Provate un’ansia eccessiva se vi accorgete di non avere con voi il cellulare? Oppure temete di perderlo e controllate continuamente di averlo in tasca? O ancora avvertite una sensazione di panico se vi trovate in una zona dove non c’è copertura di rete o se la batteria è scarica e non potete ricaricarla subito?
Per questo tipo di paura, figlio dell’era tecnologica, è stato coniato il termine “nomofobia” (da “no mobile”). In una persona nomofoba il timore eccessivo di rimanere sconnessi dalla rete di telefonia mobile può causare sintomi quali respiro corto, panico, accelerazione del battito cardiaco, tremore, nausea.
Il termine “nomofobia” deriva da uno studio britannico secondo il quale il 58% degli uomini e il 48% delle donne soffre di questa fobia. Più della metà delle persone interpellate hanno dichiarato di provare ansia quando perdono il contatto telefonico con amici e familiari. Solo una su dieci ha detto di avere bisogno di essere sempre “connessa” per motivi di lavoro. Almeno il 50% dei nomofobi non spegne mai il telefonino, neanche di notte.
Fonte: Wikipedia
Per questo tipo di paura, figlio dell’era tecnologica, è stato coniato il termine “nomofobia” (da “no mobile”). In una persona nomofoba il timore eccessivo di rimanere sconnessi dalla rete di telefonia mobile può causare sintomi quali respiro corto, panico, accelerazione del battito cardiaco, tremore, nausea.
Il termine “nomofobia” deriva da uno studio britannico secondo il quale il 58% degli uomini e il 48% delle donne soffre di questa fobia. Più della metà delle persone interpellate hanno dichiarato di provare ansia quando perdono il contatto telefonico con amici e familiari. Solo una su dieci ha detto di avere bisogno di essere sempre “connessa” per motivi di lavoro. Almeno il 50% dei nomofobi non spegne mai il telefonino, neanche di notte.
Fonte: Wikipedia
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giovedì 6 maggio 2010
Vincere le fobie e la paura di volare con l'aiuto della realtà virtuale
Paura di prendere l'ascensore, paura di volare e fobia dell'aereo, crisi di panico negli spazi troppo affollati, terrore degli insetti: un aiuto per combattere queste forme di disagio potrebbe arrivare dalla realtà virtuale. La notizia arriva dagli esperti del Salone internazionale sulla realtà virtuale, tenutosi di recente in Francia.
"Quello che fa paura è l'idea che ci si fa dell'ascensore o del supermercato", afferma un medico psichiatra dell'ospedale di Laval, secondo il quale nel fobico "il problema è l'ansietà che lo porta a sovrastimare il rischio e ad evitare le situazioni in cui teme di avere una crisi di panico".
Le opinioni raccolte al Salone internazionale tra alcuni specialisti della terapia cognitivo-comportamentale, indicano che meno si affrontano le proprie paure e più si vive nel timore di avere paura. Per questo - sostengono - è necessario esporre gradualmente il paziente a ciò che cerca di fuggire.
In questo tipo di terapia i pazienti, muniti di casco, vengono immersi nella realtà virtuale in 3-D e cercano gradualmente di vincere le proprie paure. Il claustrofobico, ad esempio, viene proiettato in un ascensore chiuso, mentre chi soffre di vertigini è sospeso nel vuoto. Un sensore applicato sulla mano permette di misurare il ritmo cardiaco.
Fonte: Ansa
"Quello che fa paura è l'idea che ci si fa dell'ascensore o del supermercato", afferma un medico psichiatra dell'ospedale di Laval, secondo il quale nel fobico "il problema è l'ansietà che lo porta a sovrastimare il rischio e ad evitare le situazioni in cui teme di avere una crisi di panico".
Le opinioni raccolte al Salone internazionale tra alcuni specialisti della terapia cognitivo-comportamentale, indicano che meno si affrontano le proprie paure e più si vive nel timore di avere paura. Per questo - sostengono - è necessario esporre gradualmente il paziente a ciò che cerca di fuggire.
In questo tipo di terapia i pazienti, muniti di casco, vengono immersi nella realtà virtuale in 3-D e cercano gradualmente di vincere le proprie paure. Il claustrofobico, ad esempio, viene proiettato in un ascensore chiuso, mentre chi soffre di vertigini è sospeso nel vuoto. Un sensore applicato sulla mano permette di misurare il ritmo cardiaco.
Fonte: Ansa
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mercoledì 7 aprile 2010
Attacchi di panico in aumento tra gli uomini
ROMA - Otto milioni di italiani soffrono di attacchi di panico. Il disturbo si manifesta generalmente tra i 15 e i 35 anni, con una seconda punta d'insorgenza tra i 44 e i 55 anni.
Il disturbo da attacco di panico (DAP), che colpisce soprattutto le donne, è però in aumento tra gli uomini, soprattutto professionisti e manager.
I dati sono stati diffusi a Roma dall'Associazione europea disturbi da attacchi di panico nel corso della presentazione del libro ''Gli attacchi di panico. Clinica, ricerca e terapia".
L'attacco di panico è una improvvisa manifestazione di ansia che si presenta con diversi sintomi, tra cui: tachicardia, sudorazione, brividi, senso di soffocamento, nausea, paura di impazzire, di svenire o di morire. Si tratta, comunque, di un disturbo assolutamente curabile.
Fonte: Asca
Il disturbo da attacco di panico (DAP), che colpisce soprattutto le donne, è però in aumento tra gli uomini, soprattutto professionisti e manager.
I dati sono stati diffusi a Roma dall'Associazione europea disturbi da attacchi di panico nel corso della presentazione del libro ''Gli attacchi di panico. Clinica, ricerca e terapia".
L'attacco di panico è una improvvisa manifestazione di ansia che si presenta con diversi sintomi, tra cui: tachicardia, sudorazione, brividi, senso di soffocamento, nausea, paura di impazzire, di svenire o di morire. Si tratta, comunque, di un disturbo assolutamente curabile.
Fonte: Asca
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attacchi di panico
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