lunedì 6 settembre 2010

Rischio depressione per i giovani che dormono poco

I giovani che dormono troppo poco hanno maggiore probabilità di contrarre malattie mentali. In particolare, chi dorme meno di cinque ore a notte ha un rischio triplo di soffrire di disturbi psicologici nell'anno successivo - ad esempio ansia e depressione - rispetto a chi dorme normalmente. Per ogni ora di sonno regolarmente perduto, il rischio aumenta del 14%.

Lo evidenzia una ricerca australiana condotta tra circa 20 mila persone fra i 17 e i 24 anni da un docente di psichiatria e medicina del sonno all'università di Sydney.

Secondo gli autori dello studio, il sonno insufficiente o disturbato, e soprattutto l'insonnia, possono essere precursori di forti disagi psichici e di patologie della mente.

Il rischio - sottolineano gli specialisti - aumenta con l'uso smodato di internet nelle ore notturne: i social network come Facebook e i complessi giochi on line con più partecipanti trattengono al computer molti giovani fino a notte fonda. Eppure sono ragazzi che poi devono alzarsi presto per andare a scuola o all'università.

mercoledì 25 agosto 2010

Vacanze, stress da rientro dalle ferie per un italiano su dieci

Con la fine delle vacanze un italiano su dieci soffre di "stress da rientro" e rischia di sentirsi depresso, nervoso, demoralizzato.

Corpo e mente, abituati ai ritmi dell'estate, fanno fatica ad adattarsi, causando spesso disagi psicologici e malessere fisico. E dunque come combattere e superare lo stress da rientro, detto anche "post vacation blues"? Per aiutare chi fatica a riprendere i ritmi abituali della vita quotidiana, lavorativa e scolastica, i medici e gli esperti danno alcuni consigli.

Evitare il più possibile le situazioni ansiogene con colleghi e familiari, cercando di frequentare persone che aiutino a sciogliere le tensioni e non alimentino il malumore e il nervosismo.


Modificare l'alimentazione (soprattutto se in vacanza ci si è nutriti in maniera poco ordinata e poco bilanciata) introducendo nella dieta molta frutta e verdura e bevendo molta acqua.

E' importante un rientro graduale dalle vacanze. Tornare in città uno o due giorni prima di ricominciare le consuete attività lavorative o scolastiche permette all'organismo di riabituarsi pian piano all'ambiente e alle normali occupazioni.

Si consiglia di fare ogni giorno un po' di attività fisica (anche una lunga e tranquilla passeggiata) per mantenersi attivi e non interrompere di colpo i benefici apportati dalle nuotate al mare o dalle passeggiate in montagna.

Non strafare e riprendere i ritmi quotidiani con calma, evitando un'immersione totale e immediata nel lavoro o nello studio.

Un abbigliamento casual, laddove consentito, può aiutare a superare il nervosismo da rientro. L’organismo, infatti, potrebbe subire il passaggio dall'abbigliamento informale delle vacanze alle "uniformi" lavorative o scolastiche.

Fonte: Ansa

sabato 21 agosto 2010

Dipendenza da internet e dal gioco d'azzardo: stessi sintomi, cure diverse

Sono caratterizzate dagli stessi sintomi, ma tra loro sono differenti e, per essere curate, hanno bisogno di terapie e trattamenti diversi.

La dipendenza da internet e la dipendenza dal gioco d'azzardo sono entrambe collegate a disturbi come ansia, depressione, stress e solitudine, ma i profili psicologici di chi è affetto dalle due "addiction" non coincidono.

A sostenerlo è un studio condotto da un gruppo di specialisti dell'University of Melbourne e della Monash University.

La ricerca è stata realizzata analizzando le dipendenze di un gruppo di studenti universitari che aveva dichiarato un uso eccessivo di internet e un'alta propensione al gioco d'azzardo.

Secondo gli esperti che hanno condotto lo studio, la vulnerabilità dovuta alle due dipendenze è simile, ma le cure per guarire non devono essere le stesse.

La valutazione e la cura di queste patologie - hanno specificato gli studiosi - richiede una profonda comprensione della sintomatologia individuale e, in particolare, dei conflitti interni a ciascun paziente.

Fonte: Asca

venerdì 30 luglio 2010

Depressione post partum per un papà su dieci

La depressione post partum colpisce non di rado anche i padri. In particolare interessa il 10% degli uomini nei periodi strettamente pre e post natale, ma la percentuale può arrivare al 25% quando il bambino ha tra i 3 e i 6 mesi di vita.

Lo evidenzia uno studio statunitense della Eastern Virginia Medical School. Secondo lo psicologo autore della ricerca, il fenomeno della "baby blues" (che generalmente riguarda tra il 10% e il 30% delle mamme) colpisce i papà nel 10,4% dei casi, circa il doppio del tasso medio di depressione che generalmente riguarda la popolazione maschile, pari al 5%.

Lo studio, che ha preso in considerazione complessivamente 28 mila uomini, ha messo anche in risalto una correlazione tra il rischio di depressione materna e paterna: se uno dei genitori è depresso, l'altro corre un rischio maggiore di incorrere nella "baby blues".

Fonte: Asca

martedì 15 giugno 2010

Depressione: donne e giovani sono i più colpiti

Sono soprattutto le donne e i giovani a soffrire di depressione, che in Italia colpisce quasi due milioni di persone. E sono ben sei milioni gli italiani che sono caduti in depressione almeno una volta.

Lo rivela un’indagine promossa dalla Commissione Salute istituita dal ministro per le Pari Opportunità, i cui risultati sono stati resi noti durante un recente convegno a Roma. Secondo lo studio, tre donne su cinque - soprattutto nelle grandi città - conoscono questa condizione di profondo disagio, che resta nella maggior parte dei casi invisibile, se è vero che solo il 15% di chi ne è affetto chiede aiuto ad uno specialista competente.

“Nel mondo della globalizzazione – ha sottolineato il ministro per le Pari Opportunità - il disagio sociale è in continuo aumento ed è dovuto a cause e origini diverse tra cui, l'incertezza sul futuro, l'insicurezza del posto di lavoro e il mobbing che molti subiscono in ufficio”. Dagli studi risulta infatti che di tutte le assenze mensili dal lavoro, ben il 23% è legato alla depressione.

Secondo gli esperti presenti all'incontro di Roma le attuali terapie sono efficaci, ma spesso la vergogna, il pregiudizio e il timore delle cure induce le persone a rinviare il più possibile l'inizio del trattamento, con il risultato di protrarre la sofferenza per se stessi e, indirettamente, per i propri familiari.


“E’ importante – ha continuato il ministro – che ci sia consapevolezza e ci si rivolga ad uno specialista, come si usa fare normalmente per qualunque altra patologia. E' urgente l'impegno di tutti, istituzioni e mass media, per far sì che il muro della paura venga abbattuto”.

Fonte: AdnKronos

mercoledì 19 maggio 2010

Le abitudini anti-stress prevengono la depressione, ma rischiano di accorciare la vita

Quando si è spesso sotto stress, si tende a fumare e bere di più, a consumare droghe e mangiare in eccesso. Comportamenti che - in base ad uno studio dei ricercatori dell'università del Michigan - aiutano a prevenire la depressione, ma ad un prezzo molto alto perché accorciano la vita.

Secondo la ricerca le cattive abitudini anti-stress innescano una sorta di "cascata biologica" che previene la depressione, ma ad un costo: questi comportamenti, in particolare se uniti a precarie condizioni di vita, possono aumentare la mortalità soprattutto verso i 50 anni. Ad esempio, il 60% delle donne nere di 40 anni in America è obeso. "E ciò - si afferma nello studio - non dipende solo dalla debolezza di carattere, ma è frutto di una strategia anti-stress".

I ricercatori sostengono che "la gente prende cattive abitudini per motivi funzionali, non per ignoranza. Il legame tra eventi stressanti e depressione varia a seconda del livello dei comportamenti poco salutari".


Fonte: Ansa

giovedì 6 maggio 2010

Vincere le fobie e la paura di volare con l'aiuto della realtà virtuale

Paura di prendere l'ascensore, paura di volare e fobia dell'aereo, crisi di panico negli spazi troppo affollati, terrore degli insetti: un aiuto per combattere queste forme di disagio potrebbe arrivare dalla realtà virtuale. La notizia arriva dagli esperti del Salone internazionale sulla realtà virtuale, tenutosi di recente in Francia.

"Quello che fa paura è l'idea che ci si fa dell'ascensore o del supermercato", afferma un medico psichiatra dell'ospedale di Laval, secondo il quale nel fobico "il problema è l'ansietà che lo porta a sovrastimare il rischio e ad evitare le situazioni in cui teme di avere una crisi di panico".

Le opinioni raccolte al Salone internazionale tra alcuni specialisti della terapia cognitivo-comportamentale, indicano che meno si affrontano le proprie paure e più si vive nel timore di avere paura. Per questo - sostengono - è necessario esporre gradualmente il paziente a ciò che cerca di fuggire.

In questo tipo di terapia i pazienti, muniti di casco, vengono immersi nella realtà virtuale in 3-D e cercano gradualmente di vincere le proprie paure. Il claustrofobico, ad esempio, viene proiettato in un ascensore chiuso, mentre chi soffre di vertigini è sospeso nel vuoto. Un sensore applicato sulla mano permette di misurare il ritmo cardiaco.


Fonte: Ansa